IL NUOTO: DALL’ANTICHITA’….

Luca Berzolese non è solo allenatore di nuoto, è un Maestro che trasmette ed insegna il rispetto e l’amore per questo sport. Il lavoro di ricerca che ha realizzato e che andiamo a presentare aggiunge valore e spessore ad una disciplina sportiva che accompagna l’Uomo nei secoli.

IL NUOTO AGONISTICO

Sport a mappa chiusa.

Sport ciclico di resistenza alla forza. Organizzazione economica di gesti finalizzata allo spostamento del corpo in acqua. Sono alcune definizioni per lo sport del nuoto. Ma cosa si cela dietro a queste definizioni? Molto di più. Proviamo ad aggiungerne un’altra: sport individuale che si svolge in gruppo. Il termine individuale racconta qualcosa di più: la divina solitudine dell’atleta. E per chi volesse obiettare che esiste la staffetta composta da più individui è bene tenere presente che la staffetta è una somma di prestazioni individuali.

In solitudine quindi l’atleta costruisce la sua prestazione in allenamento e in gara. Forse sconcerta o intimorisce la definizione “divina solitudine”. Certamente per il suo svolgersi in un ambiente non naturale per l’animale terrestre uomo, per la ciclicità dei gesti che si susseguono senza alcuna interruzione, per le condizioni di isolamento da quello che usualmente circonda, il nuoto agonistico è uno sport decisamente non per tutti.

Alcuni precedenti artistici, storici, letterari lo nobilitano ulteriormente.

Un bassorilievo assiro del 1000 a.C. conservato al British Museum di Londra, raffigura tre guerrieri nell’atto di attraversare un fiume: uno di loro è in una posizione che può far pensare al moderno stile crawl, ovvero lo stile che per uno slittamento semantico viene oggi denominato stile libero.

Nel grande mito della Grecia Antica “Ero e Leandro” 

il nuoto svolge un ruolo fondamentale e i grandi poeti latini del I secolo d.C., Virgilio 

e Ovidio 

ne fanno cenno rispettivamente nelle “Georgiche” e nelle“Heroides”.

Lo scrittore greco Plutarco 

vissuto a cavallo tra il I e II secolo d.C., nella “Vita di Alessandro”, 

narra l’avventuroso passaggio a nuoto del fiume Granico sito in Asia Minore, da parte del grande condottiero macedone, alla vigilia dell’omonima battaglia nel 334 a.C.

Gli antichi romani per descrivere la pochezza di un individuo lo definivano ignorante in lettere e inabile al nuoto:”neque litteras didicit nec natare”, ovvero “non sa di lettere e neppure nuotare”.

Michel de Montaigne,   il grande scrittore francese del XVI secolo, nei suoi celebri Essays, nel libro secondo capitolo 17, cita tra i suoi principali difetti l’inabilità al nuoto e poco più avanti, al capitolo 22, parla del celebre condottiero e uomo politico nonché letterato romano del I secolo a.C. Giulio Cesare, 

e del ricorrere spesso al nuoto per i suoi spostamenti e per le sue manovre militari.

Tra la seconda metà del XVIII secolo e del XIX secolo, il nuoto divenne materia obbligatoria nei programmi scolastici e nell’addestramento militare.

Oggi il nuoto è tra i principali sport del programma Olimpico, onore che non tutte le discipline sportive possono vantare.

Da tremila anni quindi il nuoto accompagna la storia dell’Umanità. E’ uno sport per il quale è necessario sentire il fascino della sfida con se stessi e con l’acqua e questo accade già in allenamento per migliorare i propri tempi di percorrenza. Allenamenti duri, intensi, sei, sette chilometri, a volte anche molti di più, che possono anche raddoppiare nel caso di doppie sedute. Allenamenti che si ripetono giornalmente per settimane, mesi, anni e che hanno la loro catarsi in gara dove, in una manciata di minuti, a volte neanche questi, tutto viene rimesso in gioco dalla registrazione di un tempo che tiene conto anche dei centesimi di secondo. La stessa partecipazione ai Campionati Italiani non è aperta indiscriminatamente a tutti, come dire, “tutti dentro” indifferentemente dal livello di abilità ma subordinata all’effettuazione di un tempo limite: chi è dentro e chi è fuori, senza remissione.

E’ uno sport per “raffinati ascoltatori” del proprio corpo nella costruzione della prestazione in allenamento ed in gara: la tensione e il rilassamento muscolare a seconda del momento della nuotata, il flusso del sangue, dal centro alla periferia, e viceversa, il ritmo cardiaco, il ritmo respiratorio, lo scivolamento del corpo in acqua, poesia del movimento. Certamente, non per tutti.

Inclinazione psicologica e predisposizione fisiologica, assiduità all’allenamento e alle gare, quindi. Nessuna possibilità per chi è pigro, per inconsapevoli cinestesici e per tutti coloro che non sono in grado di cogliere la bellezza insita in tutto questo. Nessuna possibilità per inabili fruitori dell’armonia del corpo umano e del suo scivolamento e spostamento in acqua, ambiente, è bene ricordare nuovamente, non naturale per l’animale terrestre uomo, ma forse, il fascino della sfida, sta proprio in questo.

Luca Berzolese

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